sabato 14 aprile 2012

SOCIETA' - It's time to wake up!


Il 15 luglio 1838 presso la facoltà di Teologia di Harvard, Ralph Waldo Emerson pronunciò il discorso “Divinity School Address” per l’inaugurazione dell’anno accademico. In seguito a tale orazione fu interdetto dall’università per trent’anni.
“Fate uscire la cultura dalle biblioteche, cercate Dio nella natura e in voi stessi” furono queste le parole che tanto sdegnarono gli studenti e il rettorato della prima università degli Stati Uniti. Parole che oggi, come allora, dovrebbero svegliarci dal sonno delle coscienze in cui siamo caduti e nel quale è troppo comodo restare.
“Noi non facciamo altro che prepararci a vivere, ma non viviamo mai”.
In “The American Scholar” Emerson ha teorizzano una nuova figura d’intellettuale completamente diverso dagli stereotipi: attivo, forte, capace di mettere in pratica i suoi studi nella vita reale, fuori dall’ambiente accademico. Pensandoci è inevitabile renderci conto di quanto siamo lontani da quel modello. L’università non ci rende capaci di far qualcosa di concreto al di là dello studio, degli esami, dei test, ci fornisce pura conoscenza teorica. Lamentarsi per l’offerta formativa spesso scadente e di quanto sia difficile, se non impossibile, trovare lavoro dopo la laurea sono diventati monotoni cliché, scuse e giustificazioni per la propria inerzia e apatia.
“L’intelletto annulla il fato. Finché un uomo pensa, egli è libero”.
Lo Stato italiano tende a non puntare sui giovani: sono minime le agevolazioni e le opportunità che ci vengono concesse, mentre le difficoltà e gli ostacoli che ci ritroviamo davanti giorno per giorno sono sempre di più e sembra inevitabile scoraggiarsi.
 Il senso di panico che ti assale pensando “cosa farò dopo la laurea?” ti fa quasi venir voglia di restare per sempre tra le accoglienti mura della città universitaria, come un Peter Pan che non vuole crescere per paura di quell’abisso di incertezze che gli si prospetta davanti.
“Senza entusiasmo non si è mai compiuto niente di grande”.
Lasciare che la paura ci freni equivale a dichiararsi morti dentro. Noi siamo il futuro. Solo dando valore a ogni singolo giorno e costruendo da soli la nostra strada sulle orme dei grandi del passato potremmo dire di aver vissuto, di non essere stati passivi spettatori del mondo, ma di aver fatto la storia. 

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