Il 15 luglio 1838 presso la
facoltà di Teologia di Harvard, Ralph Waldo Emerson pronunciò il discorso “Divinity
School Address” per l’inaugurazione dell’anno accademico. In seguito a tale
orazione fu interdetto dall’università per trent’anni.
“Fate uscire la cultura dalle
biblioteche, cercate Dio nella natura e in voi stessi” furono queste le parole
che tanto sdegnarono gli studenti e il rettorato della prima università degli
Stati Uniti. Parole che oggi, come allora, dovrebbero svegliarci dal sonno delle
coscienze in cui siamo caduti e nel quale è troppo comodo restare.
“Noi non facciamo altro che
prepararci a vivere, ma non viviamo mai”.
In “The American Scholar” Emerson
ha teorizzano una nuova figura d’intellettuale completamente diverso dagli stereotipi:
attivo, forte, capace di mettere in pratica i suoi studi nella vita reale, fuori
dall’ambiente accademico. Pensandoci è inevitabile renderci conto di quanto
siamo lontani da quel modello. L’università non ci rende capaci di far qualcosa
di concreto al di là dello studio, degli esami, dei test, ci fornisce pura
conoscenza teorica. Lamentarsi per l’offerta formativa spesso scadente e di
quanto sia difficile, se non impossibile, trovare lavoro dopo la laurea sono
diventati monotoni cliché, scuse e giustificazioni per la propria inerzia e
apatia.
“L’intelletto annulla il fato.
Finché un uomo pensa, egli è libero”.
Lo Stato italiano tende a non
puntare sui giovani: sono minime le agevolazioni e le opportunità che ci
vengono concesse, mentre le difficoltà e gli ostacoli che ci ritroviamo davanti
giorno per giorno sono sempre di più e sembra inevitabile scoraggiarsi.
Il senso di panico che ti assale pensando
“cosa farò dopo la laurea?” ti fa quasi venir voglia di restare per sempre tra
le accoglienti mura della città universitaria, come un Peter Pan che non vuole
crescere per paura di quell’abisso di incertezze che gli si prospetta davanti.
“Senza entusiasmo non si è mai
compiuto niente di grande”.
Lasciare che la paura ci freni
equivale a dichiararsi morti dentro. Noi siamo il futuro. Solo dando valore a
ogni singolo giorno e costruendo da soli la nostra strada sulle orme dei grandi
del passato potremmo dire di aver vissuto, di non essere stati passivi
spettatori del mondo, ma di aver fatto la storia.
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