Nella notte tra il 14 e il 15 aprile
1912 il Titanic sprofondava negli abissi dell’oceano Atlantico portando con sé
1523 anime. I passeggeri erano 2223, compresi gli 800 uomini dell’equipaggio.
Com’è tristemente noto le scialuppe bastavano solo per la metà di loro, in
quanto si era preferito favorire l’eleganza della nave a discapito della
sicurezza.
Il Titanic, la nave dei sogni, salpò da
Southampton (Inghilterra) l’11 Aprile, senza aver quasi mai fatto prove di
navigazione e dopo soli pochi giorni il sogno s’inabissò nelle profondità
oceaniche a causa della collisione con un iceberg.
Le leggende e i miti relativi al
Titanic sono innumerevoli ed è quasi impossibile distinguerli da quella che è
la realtà. L’orchestra che suonò fino alla fine, il capitano John Smith che
decise di affondare con la sua nave e persino la storia d’amore tra il povero
disegnatore Jack Dawson e la ricca Rose Dewitt Bukater messa in scena nel
colossal di James Cameron (in questi giorni rilanciato in 3D) è ormai
considerata al pari delle altre notizie relative a ciò che accadde a bordo in
quei 4 giorni di navigazione.
Pensare alla tragedia del Titanic
dovuta a vanità, voglia di stupire il mondo navigando a una velocità tale che
non permise alla nave di virare in tempo per evitare la collisione quella notte
in cui il capitano aveva tra le mani un allarme iceberg da ben due giorni,
inevitabilmente ci porterebbe a paragonarla al disastro della Costa Concordia. Il
capitano Schettino, troppo preso da banchetti e dolci compagnie, che abbandona
la sua nave nel bel mezzo del disastro mal gestito per mancanza di
organizzazione e quant’altro. Si è già ampiamente dibattuto su tali tematiche. Allontaniamoci,
quindi, dal 2012 e torniamo indietro di 100 anni.
Il Titanic era la piena
realizzazione dell’ottimismo ottocentesco. L’uomo aveva costruito una nave
inaffondabile, simbolo di potere per la nobiltà e di speranza di un futuro
migliore per i poveri. La nave dei sogni era l’emblema della Belle époque, espressione degli ideali
positivistici basati sulla piena fiducia nella scienza e nella tecnologia
considerarti in grado di risolvere qualsiasi problema e di fornire all’umanità
un mondo migliore. Il naufragio del transatlantico segnò, così, la fine di
un’epoca, l’infrangersi di tutti quegli ideali positivistici e di
quell’ottimismo che di lì a poco sarebbero stati spazzati del tutto via dallo
scoppio della Grande Guerra.
Oggi il relitto del Titanic giace
a quattromila metri di profondità a largo del Canada e sarà presto tutelato dall’Unesco
in base alla Convenzione del 2001 per la protezione del patrimonio culturale
sottomarino.
La nave, carica dei sogni e delle
speranze dei suoi passeggeri e di quanti credettero in quel sogno
d’invincibilità, forse troppo grande, resterà per sempre custode dei segreti e
delle storie mai raccontate di quelle anime che portò con sé nei gelidi abissi di
quello stesso oceano che aveva solcato tronfia e maestosa come simbolo di un’era
destinata a naufragare.

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