sabato 14 aprile 2012

CRONACA - Così il sogno di un’epoca s’infranse negli abissi




Nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 il Titanic sprofondava negli abissi dell’oceano Atlantico portando con sé 1523 anime. I passeggeri erano 2223, compresi gli 800 uomini dell’equipaggio. Com’è tristemente noto le scialuppe bastavano solo per la metà di loro, in quanto si era preferito favorire l’eleganza della nave a discapito della sicurezza.
 Il Titanic, la nave dei sogni, salpò da Southampton (Inghilterra) l’11 Aprile, senza aver quasi mai fatto prove di navigazione e dopo soli pochi giorni il sogno s’inabissò nelle profondità oceaniche a causa della collisione con un iceberg.
Le leggende e i miti relativi al Titanic sono innumerevoli ed è quasi impossibile distinguerli da quella che è la realtà. L’orchestra che suonò fino alla fine, il capitano John Smith che decise di affondare con la sua nave e persino la storia d’amore tra il povero disegnatore Jack Dawson e la ricca Rose Dewitt Bukater messa in scena nel colossal di James Cameron (in questi giorni rilanciato in 3D) è ormai considerata al pari delle altre notizie relative a ciò che accadde a bordo in quei 4 giorni di navigazione.
Pensare alla tragedia del Titanic dovuta a vanità, voglia di stupire il mondo navigando a una velocità tale che non permise alla nave di virare in tempo per evitare la collisione quella notte in cui il capitano aveva tra le mani un allarme iceberg da ben due giorni, inevitabilmente ci porterebbe a paragonarla al disastro della Costa Concordia. Il capitano Schettino, troppo preso da banchetti e dolci compagnie, che abbandona la sua nave nel bel mezzo del disastro mal gestito per mancanza di organizzazione e quant’altro. Si è già ampiamente dibattuto su tali tematiche. Allontaniamoci, quindi, dal 2012 e torniamo indietro di 100 anni.
Il Titanic era la piena realizzazione dell’ottimismo ottocentesco. L’uomo aveva costruito una nave inaffondabile, simbolo di potere per la nobiltà e di speranza di un futuro migliore per i poveri. La nave dei sogni era l’emblema della Belle époque, espressione degli ideali positivistici basati sulla piena fiducia nella scienza e nella tecnologia considerarti in grado di risolvere qualsiasi problema e di fornire all’umanità un mondo migliore. Il naufragio del transatlantico segnò, così, la fine di un’epoca, l’infrangersi di tutti quegli ideali positivistici e di quell’ottimismo che di lì a poco sarebbero stati spazzati del tutto via dallo scoppio della Grande Guerra.
Oggi il relitto del Titanic giace a quattromila metri di profondità a largo del Canada e sarà presto tutelato dall’Unesco in base alla Convenzione del 2001 per la protezione del patrimonio culturale sottomarino.
La nave, carica dei sogni e delle speranze dei suoi passeggeri e di quanti credettero in quel sogno d’invincibilità, forse troppo grande, resterà per sempre custode dei segreti e delle storie mai raccontate di quelle anime che portò con sé nei gelidi abissi di quello stesso oceano che aveva solcato tronfia e maestosa come simbolo di un’era destinata a naufragare. 

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